Saronno, gli interventi della Federazione IPASVI a supporto della Magistratura e in difesa degli infermieri coinvolti

Scritto da  IPASVI BAT Dic 21, 2016

Dalle indagini è emerso che il livello di professionalità degli infermieri consente a questi di affiancare il medico nella valutazione tecnica autonoma che permette loro anche di opporsi a scelte illegittime se non illecite.

E’ il caso nella vicenda di Clelia Leto, infermiera che ha rifiutato il cosiddetto “protocollo Cazzaniga”, intervenendo su una paziente altrimenti destinata alla morte con manovre appropriate che le hanno salvato la vita e successivamente segnalando alla direzione sanitaria dell’Ospedale a seguito della quale veniva istituita una commissione interna con lo scopo di accertare le responsabilità. Successivamente l’infermiera Leto depositava la denuncia querela sull’accaduto presso la Procura della Repubblica, consentendo di aprire il caso per i gravi indizi di colpevolezza e di fermare la presunta spirale di omicidi. Scelta che ha portato l’infermiera a subire minacce anche di morte da parte degli esecutori dei reati e azioni di mobbing nell’ambiente di lavoro che, peraltro, non ha mai abbandonato.

Per questo la Federazione nazionale dei Collegi IPASVI e i Collegi coinvolti nella vicenda – Milano-Lodi-Monza Brianza, Varese e Como – intervenuti in qualità di “persona offesa dal reato” con un atto d’intervento depositato presso la Procura della Repubblica di Busto Arsizio a norma del nuovo Codice di procedura penale per tutelare l’immagine della categoria degli infermieri e supportare i professionisti coinvolti e sottoposti a minacce  e vessazioni, ha formalmente chiesto tramite i suoi avvocati nel caso la procura dovesse nominare un collegio di consulenti tecnici d’ufficio, la presenza di un CTU infermiere, attingendo in questo senso dall’elenco dei CTU esistente presso i tribunali italiani come ad esempio quelli di Busto Arsizio, Milano e Varese. E ovviamente l’Ipasvi si riserva di nominare un consulente tecnico di parte (CTP) infermiere.

In sostanza, infermieri che analizzano, valutano e giudicano gli infermieri, le loro azioni e il loro comportamenti secondo le regole della professione e in base al proprio Codice deontologico.

Anche la Regione Lombardia e l’Ast Insubria hanno coinvolto l’IPASVI nell’apposita Commissione d’inchiesta sui decessi in pronto soccorso avvenuti presso l’ospedale di Saronno, costituita presso la sede regionale della Direzione generale Sanità. In questa la Regione ha chiamato le più adeguate professionalità, tra cui esperti in responsabilità professionale infermieristica, rappresentati dal presidente del Collegio Ipasvi di Milano-Lodi-Monza Brianza, Giovanni Muttillo, iscritto anche all’albo dei CTU Tribunale di Milano.

La commissione ha il mandato di verificare sotto il profilo clinico-organizzativo e sta ascoltando, senza interferire nelle indagini penali, tutti i professionisti a vario titolo coinvolti per determinare lo svolgimento dei fatti e le reali responsabilità.

“La nostra azione di supporto alla Procura – spiega Muttillo – si svolge nei profili di competenza clinica e organizzativa della vicenda e non ovviamente in quelli penali, ma non per questo sarà meno attenta alle eventuali responsabilità dei singoli. Il nostro profilo professionale prescrive che l’infermiere sia garante della corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche, esattamente ciò che Clelia Leto ha fatto. Nella vicenda devono essere date certezze sull’accaduto, senza alcuna penalizzazione, ma semmai con riconoscimenti e tutele per chi ha compiuto il proprio dovere professionale nell’esercizio delle sue funzioni, ma anche senza alcuno sconto per chi questo lo ha ignorato fino a rendersi responsabile di condotte negative”.

La Federazione e i Collegi coinvolti, come spiegato nell’atto di intervento depositato in Procura secondo il quale gli organismi rappresentativi della professione si riservano anche di costituirsi parte civile in una ulteriore fase processuale, prendono “le distanze da ogni comportamento costituente reato, non solo commissivo, ma anche omissivo, posto in essere da appartenenti alla categoria degli infermieri nella incredibile vicenda accaduta a Saronno, rivendicando l’interesse primario a difendere la reputazione dell’intera categoria degli infermieri . Inoltre – si legge ancora nell’atto d’intervento – l’Ente esponente intende porre in essere ogni azione a tutela degli iscritti che hanno avuto il coraggio di denunciare i gravi fatti venuti a loro conoscenza”.

Per questo, Federazione e Collegi hanno dato mandato ai propri avvocati – lo studio Zampogna-De Donno di Milano - di tutelare anche l’interesse diretto dei singoli infermieri coinvolti e hanno previsto per loro un sostegno psicologico grazie alla presenza di una psicologa specializzata in traumi che è già stata attivata.

“La Federazione IPASVI e i Collegi – dichiara Barbara Mangiacavalli, presidente nazionale Ipasvi – non intendono lasciare spazio a nessun tipo di improvvisazione o fraintendimento eventuale nelle indagini  e, fedeli al proprio mandato, tutelano in prima persona i professionisti che hanno compiuto il loro dovere, dimostrando oltre a indiscutibili capacità cliniche e gestionali, anche estremo coraggio rispetto a tutte le altre figure coinvolte. Stiamo andando e andremo fino in fondo e i nostri iscritti possono e devono sapere che Federazione e Collegi non lasceranno mai solo chi tiene alto il nome della professione perché la tutela della professione e di chi la rispetta e la difende con le sue azioni, sia garantita e non possa più essere messa in dubbio la professionalità e la deontologia degli infermieri”.  

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